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BUONI PASTO: con 5,29 euro a ticket addio pranzo, per Adoc valore va adeguato al costo della vita PDF Stampa E-mail
domenica 12 luglio 2009
buonipasto.pngSecondo la Fipe occorre alzare la soglia dell'esenzione fiscale e contributiva dei buoni pasto, attualmente 5,29 euro, adeguandola al costo della vita. Una posizione condivisa dall'Adoc, secondo cui l'attuale valore non basta neanche per un pranzo. "Condividiamo e rilanciamo la proposta della Fipe di aumentare il valore esentasse dei buoni pasto, in Italia fermo da 12 anni a 5,29 euro - dichiara Carlo Pileri, Presidente dell'Adoc - considerato che gli utenti giornalieri sono circa 2 milioni, e oltre 100 mila i ristoranti convenzionati, aumentare il valore dei buoni aiuterebbe i consumatori in un momento di gravi difficoltà economiche, testimoniato anche dalla crisi dei consumi. Negli altri Paesi europei l'adeguamento è già stato realizzato: in Spagna il valore defiscalizzato è di 9 euro, circa il 70% in più dell'Italia, in Francia 7 euro, in Portogallo 6,70 euro. Con un buono pasto oggi non si riesce a comprare neanche un pasto completo, bastano appena per un tramezzino e un succo di frutta. I problemi legati al fenomeno dei buoni pasto l'Adoc li evidenzierà anche durante la conferenza stampa del prossimo 15 luglio presso Confcommercio."Secondo l'Adoc andrebbe anche eliminata la scadenza del buono al 31 dicembre dell'anno di emissione.

"Secondo le nostre stime circa il 10% dei buoni pasto in circolazione non viene utilizzato perché scaduto - continua Pileri - comportando così la perdita per il possessore del buono pari al 15% del suo valore, per un totale di circa 200 euro. A fronte di un guadagno per le società emettitrici di circa 250 milioni di euro, un decimo del volume d'affari complessivo del settore, stimato in 2,5 miliardi di euro l'anno. Inoltre, la modifica peggiorativa delle regole in questo settore ha portato alle discutibili aste al ribasso per l'attribuzione alla società dell'appalto, al rimborso degli esercizi commerciali spesso sottostimando il valore nominale del buono e infine al ritardo assurdo nel pagamento ai ristoratori delle proprie spettanze, ben oltre i 60 giorni canonici. Tutto questo comporta il tentativo di recupero economico da parte degli esercenti. Che spesso viene caricato su tutti i prodotti venduti, causando un effetto inflattivo che come Adoc denunciamo da quattro anni."

 

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