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Carne e latticini, per salvare il clima bisogna ridurne il consumo PDF Stampa E-mail
lunedì 08 novembre 2021
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Per evitare la catastrofe climatica bisogna ridurre a livello mondiale il consumo di carne e latticini. Dossier Ciwf per la Cop26: le diete devono cambiare per combattere il cambiamento climatico

Vuoi salvare il clima? Mangia meno carne e latticini. Detto così potrebbe sembrare solo un invito mascherato ad abbracciare la dieta vegana. In realtà limitare il consumo di carne e latticini è una delle richieste avanzata da associazioni ambientaliste e animaliste in una prospettiva molto chiara. Quella di prendere in considerazione l’impatto dell’agricoltura, dell’allevamento e più in generale dei sistemi alimentari – quello che produciamo e come lo produciamo, cosa mangiamo – sul clima. Sulla necessità di evitare la catastrofe climatica a partire da un’azione su cibo e agricoltura. Cibo, agricoltura e allevamento hanno un impatto sulle emissioni di gas serra.

«Il settore dell’allevamento è responsabile per il 14,5% delle emissioni globali di gas serra (GHG). Il cibo è responsabile per una quota compresa tra un quarto e un terzo di tutte le emissioni di gas a effetto serra (GHG) – Il 75% delle emissioni dell’agricoltura proviene dagli animali negli allevamenti».

Ciwf: ridurre il consumo di carne e latticini, ecco perché

Un nuovo rapporto rilasciato oggi alla Cop26 dall’associazione internazionale Compassion in World Farming (Ciwf), che si batte contro gli allevamenti intensivi, dice in sostanza che il consumo globale di carne e latticini deve essere drasticamente ridotto se si vuole evitare una catastrofe climatica.

“Breaking the Taboo: Why Diets Must Change to Tackle Climate Emergency” (Rompere il tabù: perché le diete devono cambiare per combattere il cambiamento climatico) è un report che espone le motivazioni per cui senza una riduzione globale del consumo di carne, urgente e importante, non si potranno raggiungere davvero gli obiettivi concordati nell’Accordo di Parigi del 2015.

«Il ruolo centrale che il cibo e l’agricoltura giocano nella crisi climatica è stato praticamente trascurato dai leader mondiali – ha detto l’autore del report e Chief Policy Advisor di Compassion in World Farming, Peter Stevenson – Oggi, rompiamo il tabù e, attraverso questo nuovo report, affermiamo quello che deve essere detto, e cioè che l’allevamento è uno dei principali motori della crisi climatica. Senza un’urgente e drammatica riduzione globale del consumo di carne e latticini non saremo in grado di raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi necessari per evitare una catastrofe climatica».

Clima, cibo e sistema alimentare

«Una sostanziale diminuzione nella produzione e nel consumo globale di carne e latticini è necessaria per ottenere una riduzione delle emissioni del settore alimentare e di quello agricolo. I cambiamenti nella dieta potrebbero contribuire fino a un quinto della mitigazione necessaria per raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi al di sotto dei 2°C».

Il punto di partenza è che, quando si parla di clima e di come intervenire, si parla soprattutto di combustibili fossili, ancora di nucleare, di energia, di trasporti. Poco invece si parla del contributo dell’agricoltura, dell’allevamento e del cibo sul cambiamento climatico.

Invece, sottolinea il report del Ciwf, il sistema alimentare è responsabile di un terzo di tutte le emissioni di gas serra. Tutti i settori devono ridurre le emissioni per raggiungere gli obiettivi di Parigi, ma «se il consumo globale di carne e latticini continuerà allo stesso ritmo odierno, le emissioni da cibo e agricoltura aumenteranno significativamente, e raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sarà molto difficile».

Il report sottolinea invece che «i cambiamenti nelle nostre diete potrebbero contribuire fino a un quinto della mitigazione necessaria per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi».

Cambiare gli allevamenti

La ricetta prospettata prevede il cambiamento del sistema di allevamento. La maggior parte di carne e latticini dovrebbe arrivare da allevamenti in cui gli animali sono in grado di pascolare su suoli biodiversi ben gestiti, e la quantità di terra dedicata all’allevamento dovrebbe essere ridotta per sostenere soluzioni naturali per il clima come il ripristino di foreste e torbiere – questa la ricetta del Ciwf.

Allo stesso tempo, «i governi devono incoraggiare e incentivare la riduzione dei livelli di produzione e consumo di carne e latticini, escludendo i paesi in cui questi livelli sono già bassi».

L’approccio da seguire dovrebbe considerare poi aspetti diversi, contemporaneamente, dalla sicurezza alimentare alla biodiversità al tema dell’antibiotico-resistenza.

«Nel considerare quali dovrebbero essere i target di riduzione dell’allevamento, si dovrebbe adottare un approccio coerente che, oltre alle emissioni di gas serra, consideri la sicurezza alimentare, l’efficienza delle risorse, la perdita di biodiversità, la deforestazione, gli impatti dannosi sul suolo e sull’acqua, e il benessere degli animali, così come l’uso di antimicrobici e il rischio di future pandemie. Le politiche adottate per affrontare le emissioni derivanti dagli allevamenti non dovrebbero compromettere questi altri aspetti chiave».

 

 

fonte HelpConsumatori 

 

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