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Disinformazione, Bruxelles: in arrivo nuove adesioni al codice di buone pratiche PDF Stampa E-mail
mercoledì 06 ottobre 2021
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Arriveranno nuove adesioni al Codice di buone pratiche sulla disinformazione lanciato in Europa nel 2018: piattaforme video online, fornitori di tecnologie pubblicitarie e nuovi social network

Arriveranno nuove adesioni al Codice di buone pratiche sulla disinformazione della Commissione europea. Il tema della disinformazione continua a essere prioritario per la Ue, anche per le ripercussioni che ha sull’opinione pubblica la cattiva informazione sui vaccini e sulla pandemia.

«Otto nuovo firmatari potenziali hanno aderito al processo di revisione del codice di buone pratiche sulla disinformazione e si sono dichiarati pronti ad assumere impegni secondo la versione rafforzata», annuncia Bruxelles in una nota.

Il Codice di buone pratiche sulla disinformazione

Il codice di buone pratiche sulla disinformazione, in regime di autoregolamentazione, è stato istituito nel 2018 e firmato da Facebook, Google, Twitter, Mozilla & Co e dalle associazioni di categoria che rappresentano le piattaforme online, l’industria della pubblicità e gli inserzionisti. Rappresenta il primo quadro di questo tipo a livello mondiale a stabilire gli impegni per le piattaforme per contrastare la disinformazione.

L’elenco dei potenziali nuovi firmatari, annuncia la Commissione europea, comprende piattaforme video online come Vimeo, nuovi tipi di social network come Clubhouse e fornitori di tecnologie pubblicitarie come DoubleVerify, oltre a organizzazioni che forniscono competenze specifiche e soluzioni tecniche per combattere la disinformazione, come Avaaz, Globsec, Logically, NewsGuard e WhoTargetsMe.

Ridurre il flusso di disinformazione

La priorità è ridurre il flusso di informazioni dannose, fake news e disinformazione. A maggio 2021 la Commissione ha pubblicato gli orientamenti per rafforzare il codice di buone pratiche sulla disinformazione al fine di colmare una serie di lacune e carenze, come l’applicazione incompleta del Codice sulle diverse piattaforme, l’assenza di un adeguato monitoraggio e di impegni sull’accesso ai dati delle piattaforme a fini di ricerca sulla disinformazione.

Secondo la Commissione, «deve essere ridotta la monetizzazione della disinformazione, devono essere rafforzate le misure contro le tecniche di manipolazione e gli utenti dovrebbero avere accesso a strumenti per comprendere e segnalare la disinformazione e dovrebbero poter navigare online in sicurezza. Il codice dovrebbe inoltre aumentare la copertura della verifica dei fatti in tutti gli Stati membri e in tutte le lingue e migliorare drasticamente l’accesso ai dati delle piattaforme a fini di ricerca».

Ha detto Věra Jourová, Vicepresidente per i Valori e la trasparenza, «Sono lieta di vedere che nuovi attori dei settori pertinenti rispondono al nostro invito e si impegnano nella revisione del codice di buone pratiche. Esorto gli altri portatori di interessi, tra cui le piattaforme, i servizi di messaggistica e gli operatori dell’ecosistema della pubblicità online, ad aderire il prima possibile per partecipare attivamente a tale processo. Il codice rafforzato non può deludere le aspettative che abbiamo espresso negli orientamenti di maggio. Gli operatori online hanno responsabilità particolari per quanto riguarda la diffusione e la monetizzazione della disinformazione: è necessario che essi diventino intrinsecamente più trasparenti, responsabili e sicuri».

 

 

fonte HelpConsumatori 

 

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