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Il Parlamento europeo chiede diritto alla riparazione e caricabatteria universale PDF Stampa E-mail
lunedì 30 novembre 2020
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Il Parlamento europeo vuole garantire ai consumatori il diritto alla riparazione e promuovere la cultura del riuso. Chiede di migliorare la riparabilità dei prodotti tecnologici e ridurre i rifiuti elettronici attraverso il caricabatteria universale

Riparare è meglio che comprare? In linea generale sì e per tanti motivi: si potrebbe spendere di meno, si produrrebbero meno rifiuti, si farebbe un favore all’ambiente. Riparare un prodotto è però difficile, se le riparazioni sono difficilmente accessibili e costano troppo. Nell’ottica di scelte di consumo sostenibili, però, il diritto alla riparazione è qualcosa che potrebbe andare incontro alle esigenze dei consumatori e dell’ambiente.

Tanto più secondo un sondaggio Eurobarometro, il 77% dei cittadini europei preferirebbe riparare i prodotti (smartphone, lavatrice, frigorifero) piuttosto che sostituirli. E il 79% pensa che i produttori dovrebbero essere obbligati a semplificare la riparazione dei dispositivi digitali o la sostituzione di singole parti.

L’Europa e il diritto alla riparazione

In quest’ottica l’Europa chiede il diritto alla riparazione a vantaggio dei consumatori.

Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione non legislativa su un mercato unico più sostenibile in cui chiede di rafforzare la sostenibilità e promuovere il riuso e la riparazione dei prodotti.

I cardini della proposta sono quelli di promuovere scelte di consumo sostenibili e la cultura del riutilizzo. Migliorare la riparabilità dei prodotti e allungarne la durata. Ridurre la produzione di rifiuti elettronici.

I deputati, si legge in una nota del Parlamento europeo, «invitano la Commissione ad assicurare ai consumatori il “diritto alla riparazione” rendendo le riparazioni più accessibili, sistematiche e vantaggiose, ad esempio estendendo la garanzia sulle parti di ricambio o garantendo un migliore accesso alle informazioni su riparazione e manutenzione».

Chiedono poi di sostenere di più il mercato dei prodotti di seconda mano. E di contrastare quelle pratiche che riducono la durata dei prodotti.

Caricabatteria universale e rifiuti elettronici

I deputati tornano poi a chiedere un caricabatteria universale per i dispositivi mobili. E vogliono l’etichettatura dei prodotti in base alla loro vita utile (ad esempio un contatore degli utilizzi e informazioni chiare sulla durata media di un prodotto).

Con il caricabatteria universale i consumatori non sarebbero più obbligati a comprarne di nuovi con ogni dispositivo. Si potrebbe intervenire in questo modo anche sulla produzione di rifiuti elettronici.

Ogni anno in tutto il mondo, dice il Parlamento europeo, vengono prodotti circa 50 milioni di tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, pari a una media di oltre 6 kg pro capite. In Europa il totale dei rifiuti elettronici generati nel 2016 è stato di 12,3 milioni di tonnellate. Sono 16,6 kg di rifiuti elettronici a testa. I rifiuti elettronici proliferano e aumentano quando i dispositivi hanno un ciclo di vita breve e durano poco, o non si possono agevolmente riparare.

La promozione del diritto alla riparazione è legata a doppio giro all’obsolescenza programmata dei prodotti, quel fenomeno per cui c’è una sostituzione accelerata dei beni tecnologici che “scadono” a una determinata data – dopo pochi anni, insomma. Il ciclo vitale del prodotto è limitato a un periodo prefissato. La minore funzionalità può derivare da scelte produttive oppure dalla pubblicizzazione di nuovi modelli percepiti più moderni o alla moda dai consumatori, anche se le funzioni sono le stesse. In questa dinamica entrano in gioco anche i costi di riparazione, che spesso sono difficilmente sostenibili o comunque troppo elevati rispetto all’acquisto di un prodotto ex novo.

Diritto alla riparazione e pubblicità responsabile

Il Parlamento europeo chiede di agire anche a livello di marketing e pubblicità. Nella pubblicità «sarebbe opportuno applicare criteri comuni per definire l’eco-compatibilità dei prodotti, in maniera simile a quanto avviene con la certificazione del marchio di qualità ecologica».

La risoluzione invita a rafforzare il ruolo del marchio Ecolabel-UE, per diffonderne l’uso e sensibilizzare i consumatori.

Ha detto il relatore David Cormand (Verdi/ALE, FR): «È giunto il momento di utilizzare gli obiettivi del Green Deal come fondamento di un mercato unico che promuova la concezione di prodotti e servizi durevoli. Per raggiungere questo obiettivo, abbiamo bisogno di una serie completa di regole che agevolino decisioni chiare e semplici anziché modifiche tecniche che mancano di coraggio politico e che confondono sia i consumatori che le imprese. Con l’adozione di questa relazione, il Parlamento europeo ha inviato un messaggio chiaro: etichettatura obbligatoria armonizzata che indichi la durabilità e lotta all’obsolescenza precoce a livello europeo sono le vie da seguire».

 

 

 

Fonte HelpConsumatori

 

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