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Immuni e le altre app, tutte le domande e le risposte del Garante Privacy PDF Stampa E-mail
lunedì 20 luglio 2020
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Il Garante Privacy ha messo a punto sul proprio sito internet una sezione dedicata alle domande connesse all’app Immuni e alle altre app per il tracciamento dei casi di Covid-19

Se n’è parlato tanto e se ne parla ancora: la App Immuni per il tracciamento dei contagi da Covid-19 sul territorio nazionale ha suscitato tanti interrogativi, molti dei quali hanno a che fare con la tutela della privacy.

Le Faq del Garante Privacy

 

Per questo motivo, il Garante per la protezione dei dati personali ha messo a punto sul proprio sito internet una sezione dedicata alle domande connesse alla realizzazione dell’app nazionale e per le altre app realizzate da parti di soggetti pubblici o strutture sanitarie.

 

Le Faq, disponibili da oggi, contengono indicazioni di carattere generale, anche ispirate alle risposte fornite a reclami, segnalazioni, quesiti ricevuti dall’Ufficio in questo periodo di emergenza.

 

App regionali e app Immuni

 

Riguardo alle app regionali, il Garante ha chiarito che le persone non possono essere obbligate ad installarle e che la mancata installazione non può comportare alcuna conseguenza pregiudizievole per gli interessati o condizionare l’accesso ad aree o territori.

 

Con specifico riferimento all’app nazionale di contact tracing (app “Immuni”), già autorizzata dal Garante, l’Autorità ha ribadito che la sua installazione è su base volontaria e che dalla mancata installazione non può derivare alcuna conseguenza pregiudizievole (come, ad esempio, limitazioni nella fruizione di beni o servizi).

 

Le strutture sanitarie che intendono avvalersi di strumenti di telemedicina (app di telediagnosi, teleconsulto, teleassistenza e telemonitoraggio utilizzate dal personale medico) per effettuare diagnosi o terapie a distanza, non devono richiedere uno specifico consenso al trattamento dei dati personali dell’interessato.

App sanitarie

 

Per l’utilizzo di app diverse da quelle di telemedicina (quali, ad esempio, app divulgative o app per la raccolta di informazioni sullo stato di salute della popolazione di un dato territorio), è necessario invece il consenso dell’interessato, il quale deve essere adeguatamente informato sull’uso che verrà fatto dei suoi dati.

 

L’Autorità ha inoltre sottolineato che le app devono trattare solamente i dati strettamente necessari a perseguire le finalità del trattamento, evitando di raccogliere dati eccedenti (ad esempio, quelli relativi all’ubicazione del dispositivo mobile dell’utente) e limitandosi a richiedere permessi per l’accesso a funzionalità o informazioni presenti nel dispositivo solo se indispensabili.

 

Amministrazioni pubbliche, Regioni, strutture sanitarie dovranno infine valutare i rischi che potrebbero derivare dall’eventuale trasferimento di dati a terze parti (ad esempio, mediante social login, notifiche push, ecc.), soprattutto se stabilite al di fuori dell’Unione Europea.

 

Fonte: Help Consumatori

 

 

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