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Doggy bag, 4 italiani su 10 la chiede quando va al ristorante PDF Stampa E-mail
mercoledì 11 settembre 2019

doggy.pngCresce l’abitudine a chiedere di potarsi a casa il cibo avanzato ma meno che all’estero. Sprechi domestici rappresentano il 54% del totale

 Quasi quattro italiani su dieci (37%) quando escono dal ristorante si portano sempre, spessoo talvolta a casa gli avanzi con la cosiddetta “doggy bag”, mentre una percentuale del 18% lo fa solo raramente.

È quantoemerge dall’indagine Coldiretti/Ixè sui comportamenti alimentari degli italianinell’estate 2019 in occasione della diffusione dei test scientifici dei ‘Diaridi famiglia’ del progetto ‘Reduce’ – Ministero dell’Ambiente/Università diBologna Distal, illustrati nella sede del ministero dell’Ambiente in occasionedella presentazione della settima edizione del premio ‘Vivere a spreco zero’,dedicato alle buone pratiche nella prevenzione degli sprechi alimentari.

Dall’analisiColdiretti/Ixè si evidenzia peraltro che il 14% degli italiani ritiene che siada maleducati, da poveracci e volgare o si vergogna comunque a richiederla eben il 21% degli italiani non lascia alcun avanzo quando va a mangiare fuorimentre il resto non li chiede perché non sa che farsene.

Italianipiù restii del resto del mondo

Chiedere diportare a casa il cibo avanzato quando si va a mangiare fuori è uncomportamento molto diffuso in altri Paesi a partire dagli Stati Uniti dove ladoggy bag è una prassi consolidata per gli stessi Vip.

Una abitudineche non ha ancora contagiato capillarmente l’Italia dove permangono molte resistenzeanche se di fronte a questa nuova esigenza la ristorazione si attrezza e in unnumero crescente di esercizi, per evitare imbarazzi, si chiede riservatamenteal cliente se desidera portare a casa il cibo o anche le bottiglie di vino nonfinite e si mettono a disposizione confezioni o vaschette ad hoc.  Peraltro molte delle porzioni avanzatepossono essere consumate a casa semplicemente riscaldandole oppure utilizzatecome base per realizzare ottime ricette.

La leggeanti sprechi

In Italia èperaltro in vigore la legge 166/16 sugli sprechi alimentari che tra l’altro“promuove l’utilizzo, da parte degli operatori nel settore della ristorazione,di contenitori riutilizzabili idonei a consentire ai clienti l’asporto degliavanzi di cibo”.

Nonostante la maggioreattenzione il problema resta però rilevante con gli sprechi domestici che  rappresentano in valore ben il 54% del totalee sono superiori a quelli nella ristorazione (21%), nella distribuzionecommerciale (15%), nell’agricoltura (8%) e nella trasformazione (2%) per untotale di oltre 15 miliardi che finiscono nel bidone in un anno.

Lo spreco dicibo nelle case degli italiani sale durante l’estate con l’aumento delletemperature che rendono piu’ difficile la conservazione dei cibi.  Tra gli alimenti più colpiti svettano infattiverdura e frutta fresca, seguite da pane fresco, cipolle e aglio, latte eyogurt, formaggi, salse e sughi. Non si tratta quindi solo di un problemaetico. ma che determina anche – conclude la Coldiretti – effetti sul piano economicoed anche ambientale per l’impatto negativo sul dispendio energetico e sullosmaltimento dei rifiuti.

 

Fonte: HelpConsumatori

 

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