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Vino, per gli italiani è un piacere. Ma solo uno su quattro sa cosa sta bevendo PDF Stampa E-mail
martedì 09 aprile 2019

vino1104.jpgIl vino è un tassello della culturamade in Italy. Il rapporto degli italiani col vino è fatto soprattutto dipiacere dei sensi, tanto è vero che solo un quarto dei consumatori si dice ingrado di riconoscere ciò che sta bevendo.


 

Il vino piace,comunque, ed è una passione che muove 14,3 miliardi di euro nel 2018. In Italiaquasi nove persone su dieci bevono vino e le differenze passano soprattutto peretà, frequenza e tipo di vino consumato. Il vino insomma si pone come uncollante fra generazioni.


 


Sono alcunidegli spunti che arrivano dall’indagine Mercato Italia – Gli italiani e ilvino, realizzata da Vinitaly con l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor epresentata in apertura del Salone. “Si beve meno – il 26% di volumi ridottirispetto a vent’anni fa – ma lo fanno praticamente tutti e in modo piùresponsabile: la media è di 2-4 bicchieri a settimana, consumati soprattutto incasa (67%) in particolare dai baby boomers (55-73 anni, al 93%), ma è rilevantela quota di tutte le generazioni, con i millennials (18-38 anni) cheevidenziano già un tasso di penetrazione pari all’84%. Dato in aumento sia acasa che nel fuori casa”: questi i principali risultati dello studio. Si bevemeno, dunque, ma il mercato del vino tiene e produce un valore al consumo che,secondo l’analisi, è stimato dall’Osservatorio in 14,3 miliardi di euro (dato2018).


 


Per la maggiorparte degli intervistati il vino è tradizione, eleganza e cultura. “E se è veroche il vino rosso rimane il favorito in tavola, lungo la Penisola cambiano lepreferenze sulla base di vecchie e nuove abitudini al consumo e della vocazionedelle diverse aree vitate – prosegue la ricerca – Chi beve vino rosso lo fanella metà dei casi almeno 2-3 volte la settimana mentre per le altre tipologieil consumo è più episodico, in particolare nel fuori casa. Nelle cittàmetropolitane, dove il tasso di penetrazione è uguale o leggermente superiorealla media italiana (91% a Napoli contro 88% in Italia) e si abbassa l’etàmedia dei consumatori, Roma beve molto più vino bianco rispetto alla mediaitaliana (25% vs 18%) mentre a Napoli i rossi dominano nelle preferenze e aMilano lo sparkling presenta punte di consumo ben superiori alla media, comepure i rosati nei capoluoghi meneghino e partenopeo”.


 


Quello fraitaliani e vino è un rapporto edonistico, fatto di soddisfazione dei sensi piùche di conoscenza, tanto che solo un quarto dei consumatori si dice capace diriconoscere quello che sta bevendo. Sono più “esperti” gli uomini (33% controil 18% delle donne), i residenti del Nord- Ovest (31%), chi ha un reddito piùalto (45%) e titolo di studio più alto (laureati al 39%). “Tra i criteri discelta, il territorio di produzione la spunta su denominazione e vitigno –prosegue la ricerca – Assieme sommano il 61% delle risposte e si rivelano moltopiù importanti di prezzo, brand aziendale, consigli di sommelier ecaratteristiche green”. Quali tendenze per il futuro? I consumatori puntano subiologici e vini facili da bere. “Tra i ‘saranno famosi’ nei prossimi 2-3 anni,i consumatori indicano invece gli autoctoni (28%), i biologici (19%), i viniveneti, piemontesi, toscani, pugliesi e siciliani e quelli leggeri, facili dabere e da mixare”.


 


Il quadroindagato dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor – che ha realizzatofocus su 6 regioni (Veneto, Lombardia, Piemonte, Toscana, Campania e Sicilia) e3 città (Roma, Milano e Napoli) – rende un’Italia del vino abbastanza uniformenelle abitudini al consumo, con una lieve prevalenza al Nord, dove anche siconcentra una maggior conoscenza del prodotto. Vola, in particolare inLombardia e Veneto, il consumo di spritz (attorno al 40% nel fuori casa) e piùin generale dei vini mixati nelle grandi città, dove è maggiore anche lapropensione alla vacanza enoturistica, in particolare a Milano (36%). Il rosso,primo tra i consumi, domina al Sud, in Piemonte e in Toscana, mentre in Venetoè altissima l’incidenza degli sparkling. Più marcate le differenze sullaconoscenza dei grandi vitigni: chiamati a indicare la provenienza regionale diAmarone della Valpolicella, Brunello di Montalcino e Franciacorta, solo 1italiano su 4 risponde correttamente.

 

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