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Antitrust sanziona Facebook per 10 mln di euro PDF Stampa E-mail
lunedì 10 dicembre 2018

facebook0812.jpgL’iscrizione è gratuita, lo sarà persempre, ma i dati degli utenti vengono usati per fini commerciali e senza unchiaro consenso da parte degli interessati.

Le informazioni date sono “generiche e incomplete” e nonpermettono di distinguere fra l’uso dei dati necessario per personalizzare ilservizio e quello che serve per campagne pubblicitarie.


 


E così l’Antitrust ha sanzionato Facebook con due multe percomplessivi 10 milioni di euro.


 


L’Autorità garante della concorrenza ha infatti chiusol’istruttoria, avviata nel mese di aprile 2018, nei confronti di FacebookIreland Ltd. e della sua controllante Facebook Inc. per presunte violazioni delCodice del Consumo. Le segnalazioni venivano da Altroconsumo, Unione NazionaleConsumatori e Movimento Difesa del Cittadino.


 


L’Antitrust ha accertato che Facebook, in violazione delCodice del Consumo, “induce ingannevolmente gli utenti consumatori aregistrarsi nella piattaforma Facebook, non informandoli adeguatamente eimmediatamente, in fase di attivazione dell’account, dell’attività di raccolta,con intento commerciale, dei dati da loro forniti, e, più in generale, dellefinalità remunerative che sottendono la fornitura del servizio di socialnetwork, enfatizzandone la sola gratuità; in tal modo, gli utenti consumatorihanno assunto una decisione di natura commerciale che non avrebbero altrimentipreso (registrazione al social network e permanenza nel medesimo) – si legge inuna nota – Le informazioni fornite risultano, infatti, generiche e incompletesenza adeguatamente distinguere tra l’utilizzo dei dati necessario per lapersonalizzazione del servizio (con l’obiettivo di facilitare lasocializzazione con altri utenti “consumatori”) e l’utilizzo dei dati perrealizzare campagne pubblicitarie mirate.”.


 


Facebook inoltre, dice l’Autorità Antitrust, “attua unapratica aggressiva in quanto esercita un indebito condizionamento nei confrontidei consumatori registrati, i quali subiscono, senza espresso e preventivoconsenso – quindi in modo inconsapevole e automatico- la trasmissione deipropri dati da Facebook a siti web/app di terzi, e viceversa, per finalitàcommerciali”.


 


Il condizionamento indebito deriva, prosegue l’Autorità,dall’applicazione di un meccanismo di preselezione del più ampio consenso allacondivisione di dati. “La decisione dell’utente di limitare il proprio consensocomporta, infatti, la prospettazione di rilevanti limitazioni alla fruibilitàdel social network e dei siti web/app di terzi; ciò condiziona gli utenti amantenere la scelta pre-impostata da Facebook”, spiega l’Antitrust, Ilriferimento è a una serie di funzioni preimpostate che abilitano ad accedere asiti web e app esterne col proprio account e predispongono la trasmissione deidati dell’utente ai singoli siti web/app, in assenza di un consenso espresso eal fine di una scelta “attiva, libera e consapevole”. Facebook dovrà orapubblicare una dichiarazione rettificativa sul sito internet e sull’App perinformare i consumatori.


 


Dalle associazioni dei consumatori arriva apprezzamento.“Siamo stati noi a segnalare all’Antitrust, fin dall’inizio, la praticacommerciale adottata da Facebook di consentire ai fornitori di servizi sullapiattaforma di accedere ai dati degli utenti iscritti, chiedendo se fossescorretta ai sensi del Codice del Consumo – commenta Massimiliano Dona,presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – Non si comprendeva, infatti, sel’utente godeva del diritto di prestare o negare il consenso all’accesso aidati personali da parte di soggetti terzi diversi da Facebook, se i datidell’utente potevano essere utilizzati da sviluppatori di app per fini diversida quelli inerenti all’utilizzo delle app, quali erano le informazioni cui iterzi potevano accedere senza il consenso espresso degli utenti. Oral’Antitrust ha fatto chiarezza”.


 


Altroconsumo prosegue la sua mobilitazione per la classaction. La decisione dell’Antitrust, afferma l’associazione, “rafforza eproietta in avanti la class action di Altroconsumo, basata sulle stessepratiche sanzionate da Antitrust: scarsa trasparenza nel momento di iscrizionealla piattaforma e abuso nell’utilizzo dei dati.  A oggi l’azione collettiva risarcitoria èforte di 45mila aderenti in Italia e di oltre 150mila iscritti in Europa,grazie alla cordata con le Organizzazioni di consumatori sorelle di Belgio(Test-Achats), Spagna (OCU), Portogallo (DECOProTeste). L’azione lanciata loscorso Aprile è stata incardinata proprio sui due aspetti giudicati illegittimidal Garante. Ed è proprio nella prima udienza di maggio 2019 che Altroconsumo porteràavanti la richiesta di risarcimento di 285 euro per ciascun aderente per ognianno di iscrizione al social”.

 

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