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Negozi chiusi la domenica: chi dice sì, chi dice no, chi rilancia PDF Stampa E-mail
lunedì 10 settembre 2018
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Negozi chiusi o aperti nei festivi e di domenica? Il tema è all’ordine del giorno, perché è stato avviato l’iter per il superamento delle liberalizzazioni sull’orario di apertura dei negozi introdotte dal Governo Monti.

Fra i disegni di legge presentati, quello della Lega mira a garantire solo otto aperture domenicali (fra cui quattro a dicembre). Il ritorno alla serranda abbassata viene accolto con posizioni diverse dalle parti in gioco. Dalla Fida (Confcommercio) arriva la richiesta di avere negozi chiusi per le principali feste civili e religiose in tutta Italia. L’UNC non apprezza: “Il Governo ascolta le lobby e non le famiglie”. Favorevole alla chiusura domenicale è invece la Lega Consumatori.

 

Lega Consumatori “apprezza l’apertura dell’iter parlamentare per il superamento del decreto Monti di liberalizzazione degli orari dei negozi e dei centri commerciali 365 giorni, ore 24 per 24 ogni giorno – si legge in una nota a firma del presidente Pietro Praderi – Tale decreto nel percorso di attuazione non ha prodotto l’obiettivo dichiarato di aumento dei consumi, impedito di fatto soprattutto dal blocco delle retribuzioni dei lavoratori, dal lavoro precario e dalla disoccupazione”. L’associazione  “invita a valutare la posta sociale e umana che è in gioco”, quella che investe il ruolo della domenica come spazio personale, di libertà e familiare. “Qui si tratta di una mole di attività dove il lavoro domenicale coinvolge a fondo l’organizzazione familiare – dice la Lega Consumatori – Le lavoratrici nei supermercati sono il 70 per cento del personale, molte sono madri e la loro assenza da casa nei giorni festivi crea scompensi e accentua le difficoltà delle famiglie”.

 

L’annuncio dei provvedimenti in esame viene accolto con favore da Confcommercio. “E’ importante che si sia avviato l’esame parlamentare dei disegni di legge in materia di regolazione delle aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali. Confcommercio – informa una nota – auspica che ci sia una fase di dialogo e di ascolto per affrontare il tema nel merito evitando gli errori del passato con l’obiettivo di tenere insieme le esigenze di servizio dei consumatori, la libertà delle scelte imprenditoriali e la giusta tutela della qualità di vita di chi opera nel mondo della distribuzione commerciale“.

 

Ma dalla Fida, Federazione Italiana Dettaglianti dell’Alimentazione di Confcommercio-Imprese per l’Italia, arriva la richiesta di partire con la chiusura dei negozi in tutte le principali festività su tutto il territorio nazionale. Sostiene Donatella Prampolini Manzini, presidente Fida: “Come Federazione ribadiamo che la totale deregolamentazione ci ha sempre trovati contrari perché non garantisce il mantenimento della pluralità commerciale creando di fatto una disparità a favore delle grandi superfici, che possono utilizzare la turnazione del personale, a scapito della piccola distribuzione che spesso e volentieri ha all’interno soltanto il titolare con la conseguenza di non potere garantire trecentosessantacinque giorni di apertura all’anno”. Per la Fida, però, tutte le proposte di legge che ci sono “prevedono delle deroghe nei comuni turistici ai limiti di apertura proposti. Forse, allora, si è sottovalutato il fatto che nel corso degli anni lo status di comune turistico è stato concesso a circa il cinquanta percento dei comuni italiani. Questo comporterebbe una inevitabile confusione e una concorrenza letale tra attività che risiedono anche a pochi chilometri di distanza”. “Rilanciamo pertanto l’idea – continua la presidente Fida – di un disegno di legge che preveda la totale chiusura degli esercizi commerciali nelle più importanti festività civili e religiose e che valga su tutto il territorio nazionale senza esenzioni. Riteniamo infatti che partire con una regolamentazione di minima che non crei problemi al mercato consenta poi di affrontare e risolvere adeguatamente il problema delle aperture domenicali e delle località turistiche. Diversamente finiremmo per creare un problema ancora più grande”.

 

Proposta che viene bocciata dall’Unione Nazionale Consumatori. “Non escludiamo che il Governo ascolti pure l’appello della Fida. D’altronde se la volontà è quella di dare ascolto alle lobby invece che alle famiglia italiane che da sempre sono favorevoli alle aperture libere, non possiamo attenderci nulla di buono – commenta Massimiliano Dona, presidente UNC – È incredibile che Governo e associazioni di commercianti, a fronte di dati desolanti sulle vendite al dettaglio come quelli di oggi, si preoccupino di come chiudere i negozi, invece di come tenerli aperti”.

 

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