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Negozi chiusi la domenica: chi dice sì, chi dice no, chi rilancia PDF Stampa E-mail
lunedì 22 ottobre 2018
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Negozi chiusi o aperti nei festivi e didomenica? Il tema è all’ordine del giorno, perché è stato avviato l’iter per ilsuperamento delle liberalizzazioni sull’orario di apertura dei negoziintrodotte dal Governo Monti.

Fra i disegnidi legge presentati, quello della Lega mira a garantire solo otto aperturedomenicali (fra cui quattro a dicembre). Il ritorno alla serranda abbassataviene accolto con posizioni diverse dalle parti in gioco. Dalla Fida(Confcommercio) arriva la richiesta di avere negozi chiusi per le principalifeste civili e religiose in tutta Italia. L’UNC non apprezza: “Il Governoascolta le lobby e non le famiglie”. Favorevole alla chiusura domenicale èinvece la Lega Consumatori.

 

LegaConsumatori “apprezza l’apertura dell’iter parlamentare per il superamento deldecreto Monti di liberalizzazione degli orari dei negozi e dei centricommerciali 365 giorni, ore 24 per 24 ogni giorno – si legge in una nota afirma del presidente Pietro Praderi – Tale decreto nel percorso di attuazionenon ha prodotto l’obiettivo dichiarato di aumento dei consumi, impedito difatto soprattutto dal blocco delle retribuzioni dei lavoratori, dal lavoroprecario e dalla disoccupazione”. L’associazione  “invita a valutare la posta sociale e umanache è in gioco”, quella che investe il ruolo della domenica come spaziopersonale, di libertà e familiare. “Qui si tratta di una mole di attività doveil lavoro domenicale coinvolge a fondo l’organizzazione familiare – dice laLega Consumatori – Le lavoratrici nei supermercati sono il 70 per cento delpersonale, molte sono madri e la loro assenza da casa nei giorni festivi creascompensi e accentua le difficoltà delle famiglie”.

 

L’annuncio deiprovvedimenti in esame viene accolto con favore da Confcommercio. “E’importante che si sia avviato l’esame parlamentare dei disegni di legge inmateria di regolazione delle aperture domenicali e festive degli esercizicommerciali. Confcommercio – informa una nota – auspica che ci sia una fase didialogo e di ascolto per affrontare il tema nel merito evitando gli errori delpassato con l’obiettivo di tenere insieme le esigenze di servizio deiconsumatori, la libertà delle scelte imprenditoriali e la giusta tutela dellaqualità di vita di chi opera nel mondo della distribuzione commerciale“.

 

Ma dalla Fida,Federazione Italiana Dettaglianti dell’Alimentazione di Confcommercio-Impreseper l’Italia, arriva la richiesta di partire con la chiusura dei negozi intutte le principali festività su tutto il territorio nazionale. SostieneDonatella Prampolini Manzini, presidente Fida: “Come Federazione ribadiamo chela totale deregolamentazione ci ha sempre trovati contrari perché nongarantisce il mantenimento della pluralità commerciale creando di fatto unadisparità a favore delle grandi superfici, che possono utilizzare la turnazionedel personale, a scapito della piccola distribuzione che spesso e volentieri haall’interno soltanto il titolare con la conseguenza di non potere garantiretrecentosessantacinque giorni di apertura all’anno”. Per la Fida, però, tuttele proposte di legge che ci sono “prevedono delle deroghe nei comuni turisticiai limiti di apertura proposti. Forse, allora, si è sottovalutato il fatto chenel corso degli anni lo status di comune turistico è stato concesso a circa ilcinquanta percento dei comuni italiani. Questo comporterebbe una inevitabileconfusione e una concorrenza letale tra attività che risiedono anche a pochichilometri di distanza”. “Rilanciamo pertanto l’idea – continua la presidenteFida – di un disegno di legge che preveda la totale chiusura degli esercizicommerciali nelle più importanti festività civili e religiose e che valga sututto il territorio nazionale senza esenzioni. Riteniamo infatti che partirecon una regolamentazione di minima che non crei problemi al mercato consentapoi di affrontare e risolvere adeguatamente il problema delle aperturedomenicali e delle località turistiche. Diversamente finiremmo per creare unproblema ancora più grande”.

 

Proposta cheviene bocciata dall’Unione Nazionale Consumatori. “Non escludiamo che ilGoverno ascolti pure l’appello della Fida. D’altronde se la volontà è quella didare ascolto alle lobby invece che alle famiglia italiane che da sempre sonofavorevoli alle aperture libere, non possiamo attenderci nulla di buono –commenta Massimiliano Dona, presidente UNC – È incredibile che Governo eassociazioni di commercianti, a fronte di dati desolanti sulle vendite aldettaglio come quelli di oggi, si preoccupino di come chiudere i negozi, invecedi come tenerli aperti”.

 

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